Ferri Enzo al tornio nel 1958

Le ore di teoria si facevano nella chiesa

Il mio nome è Ferri Enzo, classe 1938.

Era il 1952, dopo 3 anni di "Fermo Corni", mio padre, stanco del mio rendimento scolastico, mi iscrisse al 1° corso della scuola ACAL di don Dorino Conte "il prete rosso" di capelli, come veniva chiamato a Sassuolo.

Rosso il prete, rosso Borgo Venezia, quartiere di Sassuolo dove era sorta questa "scuola" per modo di dire.

Le ore di teoria si facevano nella chiesa (un capannone offerto dalla ceramica Marazzi) e l’insegnante era il fratello del "Don", signor Piero, ma il laboratorio per la pratica ancora non c’era .

Verso fine anno scolastico un gruppo di 6-7 allievi su un totale di 35 iscritti, con un autocarro munito di rimorchio e l’autovettura del "Don", una Fiat famigliare con autista, partimmo verso la Lombardia per caricare macchine utensili vecchie provenienti da una fabbrica dismessa di armi.

Arrivati a Saronno, questa era la località, entrammo in questa grande fabbrica e si cominciò a caricare il camion, con una gru, torni, frese, trapani, seghetti, tutte macchine vecchie, anteguerra, con movimenti a cinghia, ma per noi indispensabili.

Terminato di caricare, erano già arrivate le 12, "il Don" ci consegnò oltre ai panini per il pranzo, il compito di caricare tutto quello che era possibile e di nasconderlo accuratamente.

Prendemmo utensili, punte ed in particolare strumenti di misura mentre lui offriva il pranzo agli addetti della fabbrica.

Nel primo pomeriggio ci avviammo per il ritorno, il tempo era peggiorato e dopo Parma cominciò anche a nevicare.

A tarda sera, arrivati a Borgo Venezia, cominciammo a scaricare e trasferire il tutto dentro un salone della famosa "colonia", in attesa di avere a disposizione l’officina.

L’ambiente "il Don" lo trovò dal sig. Calzolari, quello del frantoio. Era una tettoia in lamiera dove si soffriva un freddo cane, però c’era la corrente elettrica per far funzionare le macchine.

"Il Don" però guardava sempre avanti e la sua preoccupazione principale era la costruzione di un capannone per trasferirvi le varie macchine utensili, così che riuscì a reperire (acquistato o regalato) il terreno e una macchina per fare i foratoni di cemento, una rarità per quel tempo, e non si seppe mai da dove venisse.

A quel punto tutti gli allievi cominciarono a fare i blocchi di cemento; a turno tra scuola e officina si andava sul fiume Secchia a prendere la sabbia che mescolata con il cemento e passata nell’apposita macchina ci dava i famosi foratoni che una volta essiccati venivano usati nella costruzione dell’edificio.

Iniziò così la costruzione della scuola A.C.A.L. con l’annessa officina e questo era don Dorino Conte il relativo fondatore.

Io questa avventura l’ho vissuta in prima persona e insieme a tanti ex allievi saremo sempre grati "al prete rosso" per averci permesso di frequentare la scuola e di vivere questo prezioso carisma.

Ferri Enzo (titolare officine S.S.S. )