Eligio Pollini, oggi

Amore e premura per ognuno dei suoi studenti

Ho conosciuto personalmente don Dorino e sono diversi gli episodi che ricordo riguardo agli anni passati all’ACAL. Uno più di tutti però è rimasto impresso nella mia mente e sono felice di portarlo a testimonianza dell’attenzione e della premura che don Dorino riservava ad ognuno dei suoi allievi.

Una mattina del ’55, a scuola, mi sentii poco bene e, dopo essermi consultato con l’insegnante, decisi di fare ritorno a casa. Così, in sella alla mia bicicletta, partii alla volta di Roteglia.

All’altezza della Capriana il malessere si fece più forte e proseguii a piedi portando a mano la bicicletta. Giunto a casa debolissimo, i miei genitori constatarono che la febbre era arrivata ormai a quaranta.

Il giorno seguente la mia famiglia, preoccupata per questa febbre che di scendere proprio non ne voleva sapere, chiamò il dottore. Dopo quattro giorni di riposo e nonostante l’intervento del dottor Curti, le mie condizioni non erano ancora migliorate. Si ipotizzava fosse tifo o qualcosa del genere, ma nessuna cura mirata era ancora stata fatta. Ed ecco l’intervento provvidenziale di don Dorino.

Allarmato per le condizioni di uno dei suoi allievi, si recò a Roteglia e appurato che le cure fatte fino a quel momento non avevano dato alcun risultato, comandò che mi si trasferisse all’ospedale di Sassuolo. Qui mi affidò alle mani esperte del dottor Menozzi e del dottor Paganelli che, dopo giorni di cure antibiotiche, riuscirono a guarirmi da quella brutta infezione.

L’amore e la premura che don Dorino riservava a ciascuno dei suoi studenti lo aveva spinto a venire a trovarmi fino a casa e, grazie a lui, sono uscito indenne da una malattia che allora avrebbe potuto essermi fatale.

Eligio Pollini