Da una intervista di Luciano Bettelli, detto Blu,
a Angelo Borrelli

A volte la memoria è un po’ distratta; ha bisogno di tempo per mettersi in moto. Soprattutto ha bisogno di qualcuno che l’aiuti.

Sono contento che sia finalmente arrivato anche il momento di Don Dorino. Ritorna così ai nostri occhi l’immagine di questo parroco gentile, esile all’apparenza, ma dalla forza interiore di un gigante.

Di tanto in tanto don Dorino appariva in paese, sempre indaffarato e frettoloso; era perennemente accompagnato da una borsa sdrucita, piena di chissà quanti problemi. Tutte le sue ansie per i ragazzi dell’ACAL, le speranze e i timori per il suo grande progetto, il sogno di un futuro più giusto per l’intera gioventù.

Oggi si parla molto di formazione; essa è diventata la parola d’ordine di ogni convegno economico. In quei lontani anni ’50 non ce n’era il tempo.

Ed allora ci pensò don Dorino.

Sono grato a Luciano Bettelli per aver compiuto con tanta sensibilità, questo atto di giustizia storica. Lo ringrazio per averci ridato il piacere di questo ricordo.

Grazie.

Angelo Borrelli, presidente Assopiastrelle